Ci sono sport che muoiono ancora prima di nascere, quelli che hanno la tradizione e quelli che hanno la tradizione all’estero e vengono “importati”. Senza dubbio il padel fa parte di quest’ultima categoria, con un boom che pochissimi sport possono vantare, una crescita esponenziale che ha provocato una sorta di isterismo generale per accaparrarsi una bella fetta di mercato. Un mercato ovviamente in aumento ma che spesso non va d’accordo con l’anima essenziale di un’attività sportiva come Pierre De Coubertin, inventore delle Olimpiadi moderne e fautore dello sport inteso come purezza e uguaglianza, asseriva: “Il giorno in cui uno sportivo smetterà di pensare prima di tutto alla felicità che il suo sforzo gli procura e all’ebbrezza dell’equilibrio tra potenza e fisico che ne deriva, il giorno in cui lascerà che le considerazioni sulla vanità o sull’interesse prendano il sopravvento, in quel giorno i suoi ideali moriranno.”
Questo per sottolineare che ad oggi, passato un anno dal boom del padel, ancora si nota, nonostante lo sforzo imponente della Federazione e del Comitato, che c’è qualcosa che non va, qualcosa che va oltre il risultato.
È episodio di questi giorni in cui è andato in scena il quarto ed ultimo Slam della stagione, che abbiamo notato un improvviso “calo” di interesse nei confronti di una finale che azzarderemmo a definire atipica perché non composta dai soliti atleti top della nostra graduatoria,  che ha visto uno di fronte l’altra le coppie formate da Saladino/Rocafort e Tofani/Restivo  che hanno battuto nelle semifinali rispettivamente Albertini /Spanò e Anticoli/Spizzica, in cui è stato difficile anche per noi, giornalisti di settore, recuperare materiale.
Non potevamo non contattare telefonicamente il vincitore dello slam, torneo tra i più importanti in Italia, Carmine Saladino per complimentarci per la vittoria e per chiedere un suo parere personale sul mondo del padel e sul torneo.
Prima di tutto grazie per i complimenti per la vittoria, – ci dice Saladino – una vittoria che ci siamo sudati giocando bene e facendo del nostro meglio. Vorrei sottolineare che ognuno di noi ha un proprio lavoro ed è soddisfatto di quello che fa, si spera, e che giocare a padel è prima di tutto un divertimento e uno sfogo, ma non posso non evidenziare che la parte agonistica che c’è in ognuno di noi ha bisogno di essere nutrita anche con dei riconoscimenti, e purtroppo in questo caso non è accaduto. Non voglio essere polemico ma vorrei che il famoso “bravo con relativa pacca sulla spalla” che questa volta è toccato a noi abbia il giusto risalto, come è accaduto in altri tornei dove a vincere sono stati altri atleti. Purtroppo mi sento di dire che in questo caso non siamo stati trattati benissimo ma non voglio creare e alimentare polemiche abbiamo già chiesto spiegazioni in merito al Comitato Paddle FIT, con il coordinatore nazionale della Federazione Gianfranco Nirdaci, resosi da subito disponibile assicurandomi che approfondirà l’accaduto per risolvere, proprio perché per organizzare uno slam occorrono determinati requisiti e tutti noi giocatori vorremmo che questi determinati requisiti vengano rispettati.”
Una dichiarazione che noi condividiamo pienamente e che sin dall’inizio della nostra attività abbiamo sposato e più volte ribadito perché in fine dei conti “lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna…” De Coubertin docet.